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domenica 29 gennaio 2017

Lipoedema day, Roma!

Ciao a tutti!
Lo so, lo so, ennesime scuse per il ritardo, anzi, stavolta potrei parlare di fase da dispersa. Le novità da raccontare ci sarebbero anche state e mi scuso per i mancati aggiornamenti, ma la mia consueta grinta nell’affrontare le situazioni è venuta un po’ meno grazie a passate vicende nella comunità delle malate di lipedema che seguivo parallelamente sui social. Perché non ci basta essere ignorate dal sistema sanitario nazionale, non ci basta avere addosso una malattia ingravescente senza cura, non ci basta aver fatto i salti mortali per avere una diagnosi o capirci qualcosa di più: a quanto pare qualcuno ha pensato bene che ci servissero anche le santone di turno che si ergessero a guru del lipedema pur non avendolo o avendolo in forma lievissima, fomentando false credenze quali “se cammini ti passa” e “basta un bendaggio al mese”. Non entrerò nel merito della questione, visto che ho parlato ampiamente nei passati post di che cosa sia il lipedema a livello medico e di che cosa ci si possa servire per migliorare almeno temporaneamente, ma l’unico commento che mi viene da fare è che, se iniziamo a remarci contro anche da sole dandoci delle false malate, non si andrà mai tanto lontano nell’acquisizione di uno straccio di diritto istituzionale.

Per il resto, vi aggiorno con alcune questioni tra le più importanti: ho fatto la conoscenza, tramite amiche lipedemiche, di un chirurgo estetico che si sta dedicando anima e corpo alla nostra malattia: il dottor Pier Antonio Bacci. Dopo aver tenuto un breve intervento in Versilia sul suo programma di depurazione fisica, al quale ho avuto il piacere di assistere, è riuscito a radunare ad Arezzo alcune di noi nel primo Lipoedema day italiano il 18 settembre 2016.
L’incontro ha consistito nella raccolta di dati statistici e nell’illustrazione del lipedema con tutte le problematiche e le varianti che esso comporta, con un approccio che vada al di là della semplice chirurgia, delle semplici terapie fisioterapiche, della semplice sminuita buttandola sul mangiare sano e fare attività fisica. Perché la vera chiave, per questo medico, è la sinergia. La sinergia tra depurazione tramite la dieta per diminuire le infiammazioni, la sana forma fisica tramite il movimento, la positività tramite il sorriso e, se serve, l’intervento chirurgico o le terapie maggiormente raccomandate in base alla gravità del caso. Insomma, basta chiamarsi false malate pigre, ma basta anche piangere del destino avverso senza muovere un dito per noi stesse.

Devo ammettere che un approccio del genere era ciò che cercavo per sentirmi sufficientemente padrona della mia vita e sufficientemente fiduciosa nelle tecniche mediche, senza estremismi dannosi.
Durante l’incontro, ognuna di noi è stata fornita di questionari e di una dieta depurativa pensata per le pazienti, che ho sperimentato personalmente subito dopo. Non la illustrerò qui per non fornirla a persone che potrebbero seguirla senza le adeguate condizioni di salute perché non è un regime leggero, bensì molto rigido. In ogni caso ne è valsa la pena: lo scopo non era perdere dei chili, ma ne ho persi 2-3 in liquidi, il dolore ai tessuti si è attenuato, il linfedema era meno prorompente e gli arti apparivano più sani e con qualche centimetro in meno. Insomma, non ho risolto certo il problema, ma è la dimostrazione del fatto che qualcosa per noi possiamo fare, senza per questo demonizzarci perché non possiamo risolvere da sole l’intero problema. È difficile, ma non impossibile.

Prossimamente si prospetta un secondo appuntamento, a Roma, con il secondo Lipoedema day al RomaInternational Estetica presso Fiera di Roma domenica 5 febbraio alle 10:00. So che il preavviso è poco, ma chiunque volesse partecipare e dare un occhio agli approcci del dottor Bacci è il benvenuto.


Per adesso, un caro saluto! :3

domenica 14 febbraio 2016

Resoconto terapie lipedema

Ciao a tutti! :3 Dopo molto (troppo, scusate!) tempo, riesco finalmente a dedicarmi al mio piccolo spazio, con il resoconto che avevo promesso. Premetto che questo report non ha assolutamente scopo di consigliare terapie fai-da-te: io ho avuto la prescrizione da parte di un medico qualificato, e non ho fatto niente che uscisse dalla sua prescrizione.
Ricapitolo dicendo che la scorsa estate, fino all’autunno inoltrato, mi sono sottoposta alle terapie prescrittemi dal dottor Michelini a Roma, ormai parecchi anni fa. Esse consistevano in:
-          linfodrenaggio manuale;
-          onde d’urto;
-          cavitazione;
-          mesoterapia con Lymdiaral.
Tutto questo in associazione a Liquipef e Lymdiaral per bocca e, ovviamente, dieta e movimento (nel mio caso ho associato il nuoto e l’acquagym).
Premetto che purtroppo avrei voluto fare queste terapie in un altro momento, in cui ero più magra ed il grasso da eliminare era meno, ma gli impegni e il denaro sono più forti dei desideri, a volte, quindi apprezzo comunque i risultati raggiunti (che ci sono stati!).
Innanzi tutto illustro la mia situazione iniziale, che ho avuto la premura di appuntare per quanto riguarda misure e peso. Essa risale alla metà di luglio 2015:
peso - 72 kg (altezza 168 cm)
circonferenza fianchi – 113 cm
circonferenza cosce – sx 63 cm dx 63 cm
circonferenza polpacci – sx 41,5 cm dx 41 cm
circonferenza caviglie – sx 25,5 cm dx 25 cm
Il linfedema si trovava ad uno stadio preoccupante, che le calze di II classe non riuscivano a tenere del tutto, lasciandomi comunque le gambe molto gonfie, soprattutto alla sera. Il mio obiettivo principale era quello di eliminare il linfedema, anche se il lipedema mi avrebbe lasciato delle gambe non magrissime.
Un paio di parole sulla struttura: innanzi tutto è stato molto difficile per me trovare un luogo in cui fossero offerte tutte e quattro le terapie, in quanto tre (linfodrenaggio manuale, onde d’urto e cavitazione) sono eseguite da un fisioterapista, mentre una (mesoterapia) deve essere eseguita da un medico/chirurgo estetico o ortopedico. Dovendole effettuare tutte nella stessa seduta, una dopo l’altra, per ottenere un effetto soddisfacente, ho dovuto per forza cercare un centro unico che potesse seguirmi.
Ho trovato infine Fisiokinetic a Pisa, sezione di fisioterapia della Casa di Cura di San Rossore, dove avevo già effettuato presso terapia e bendaggi prima di indossare le prime calze elastiche. Ottimo personale fisioterapico, ma prezzo decisamente proibitivo: fare una percorso simile ogni anno sarebbe impensabile.
Ho iniziato a fare le terapie i primi di agosto, precisamente il 4, ed ho terminato 10 sedute il 6 ottobre. La seduta si svolgeva in questo modo: venivo fatta sdraiare prona su di un lettino, senza indumenti nella parte inferiore del corpo eccetto la biancheria e mi veniva posto sotto alle caviglie un apposito cuscino cilindrico per tenere le gambe in posizione di scarico. In ogni seduta mi veniva trattato solo un quarto di gamba, per non rendere troppo diluiti e vani gli interventi: esterno coscia, interno coscia, polpaccio esterno, polpaccio interno. Per il momento abbiamo tralasciato la parte anteriore della coscia, in quanto il sistema linfatico attaccato si trova nella parte posteriore.
Il linfodrenaggio veniva effettuato con l’ausilio di un olio neutro per massaggi, con movimenti che aiutavano la risalita della linfa stagnante e l’attivazione dei linfonodi. La durata del linfodrenaggio era di circa 20-30 minuti.
Le onde d’urto sono veloci e forti onde sonore che riescono a smembrare il grasso compatto prodotto dal lipedema. Esse non erano dolorose, ma potevano risultare fastidiose alla prima seduta in punti in cui il grasso si era particolarmente accumulato e vicino alle ossa. La sonda utilizzata veniva passata uniformemente su tutta la parte della gamba trattata, a volte concentrandosi nei punti più “critici” (nel mio caso fianchi, interno coscia e parte esterna dei polpacci). La durata delle onde d’urto era di circa 20 minuti.
La cavitazione è una forte vibrazione prodotta da un manipolo che, come per le onde d’urto, veniva passato su tutta la parte della gamba trattata. Il suo effetto è quello di far “esplodere” le cellule di grasso, che poi verranno smaltite dal corpo. La durata della cavitazione era di circa 10 minuti.
La mesoterapia è l’iniezione sottocutanea di una soluzione scelta dal medico che la effettua o da chi ha prescritto il trattamento. Il medico mi aveva prescritto Lymdiaral fiale, medicinale analogo alle gocce, drenante, ma ne esistono anche altri. Ho avuto la fortuna di avere un medico che utilizzava aghi da micromesoterapia, dotati di ventosa che stendeva automaticamente la pelle, molto meno dolorosi. Anche qui un po’ più di dolore l’ho sentito in punti dove il grasso era particolarmente accumulato, ma in altri la puntura nemmeno si sentiva, non abbiate paura, sembra la terapia più spaventosa, ma si riesce a sopportare benissimo! La durata della mesoterapia era di circa 15 minuti.
Solitamente dopo la mesoterapia o dopo la cavitazione i fisioterapisti mi facevano un altro linfodrenaggio manuale, per aiutare l’eliminazione del grasso eliminato.
In questo periodo sono stata attenta a bere molta acqua e a camminare molto, per aiutare l’eliminazione di tutto il grasso sciolto in circolo. Questi cicli sono molto pesanti per l’organismo proprio per questo, quindi una volta finiti ci vorrà necessariamente un periodo di riposo: non li si può fare continuamente nemmeno se non si hanno problemi di denaro da spendere.
Ecco quindi i risultati dopo dieci sedute di terapia:
peso - 70 kg (altezza 168 cm)
circonferenza fianchi – 108 cm
circonferenza cosce – sx 60 cm dx 60 cm
circonferenza polpacci – sx 39,5 cm dx 38,5 cm
circonferenza caviglie – sx 23,5 cm dx 23 cm
Centimetri persi:
circonferenza fianchi – 5
circonferenza cosce – 3; 3
circonferenza polpacci – 2; 2,5
circonferenza caviglie – 2; 2
Una volta finito li ciclo di terapie devo dire che le differenze erano molte. Oltre alle misure che vedete sopra, la pelle era più liscia, con meno cellulite evidente, le gambe avevano una forma migliore e il linfedema si era ridotto abbastanza: a fine agosto ho passato un’intera giornata al mare senza calze elastiche e alla sera non erano molto gonfie, ma devo dire di aver anche camminato molto in acqua per non farle surriscaldare e per massaggiarle.
Per adesso le calze le porto ancora (sempre gambaletti di II classe), ma appena perso altro peso voglio provare a passare pian piano almeno alla I classe e a stare un po’ di tempo senza. Purtroppo devo ammetterlo: la soddisfazione non è piena perché ho fatto le terapie in un periodo di forte sovrappeso e perché il linfedema non se n’è totalmente andato, ed io avevo fatto tutto principalmente per quello. Ma adesso non è tempo di crogiolarsi nei rimpianti: sto lavorando sodo per tornare a perdere peso ed è inutile affidarsi ad interventi esterni quando non ho corretto tutto ciò che posso correggere da sola, mai sottovalutare il nostro potere!

Per stasera vi saluto e vi abbraccio forte augurandovi anche un Buonissimo San Valentino! :3

venerdì 28 agosto 2015

Tante novità


Ciao a tutti! Mi scuso innanzi tutto per la lunga assenza, ma sono successe tante cose in un arco di tempo alla fine molto breve. Innanzi tutto mi sono laureata a marzo, cosa di cui sono molto felice e soddisfatta, ed ho iniziato un nuovo percorso di studi in vista della laurea magistrale.



Quanto alla malattia, anche qui ci sono molte novità, che presto vi racconterò dettagliatamente, però vorrei prima scrivere qualche riga su una cosa che ancora qui non è comparsa: la mia storia.

Una sera, quando avevo 15 anni, mi sono alzata per andare a dormire e quando ho guardato in basso le mie gambe erano gonfie in modo davvero preoccupante. Parlo di caviglie grandi più del doppio del normale, con un gonfiore che arrivava fino alle ginocchia. I miei genitori, visibilmente preoccupati, hanno chiesto consiglio al medico di famiglia, che nel giro di pochi mesi ci ha fatto andare dai più svariati specialisti: per l'angiologo ero solo grassa e reagivo così al caldo, per l'ecografo era solo un accumulo di grasso nei polpacci, per il cardiologo stavo benissimo, le analisi non avevano niente che non andava. L'angiologo disse pure che se avessimo voluto essere più scrupolosi si sarebbe potuta fare una lingoscintigrafia, ma a che pro infilarsi degli aghi nei piedi? Beh, purtroppo da bambina paurosa che ero, fui erroneamente d'accordo. Mi fecero prendere un diuretico per dare la parvenza di avermi dato una terapia, ma non cambiò nulla, a parte le mie frequenti soste al bagno. Dopo questo giro lungo, estenuante e senza risposte il gonfiore si è preso un periodo di pausa: dai 16 ai 20 anni circa ho avuto sempre le gambe un poco pesanti, ma potevo persino permettermi di portare una gonna senza attirare gli sguardi.
Il resto è successo poi molto in fretta, a dire il vero: anche se non avevo mai sperato che il gonfiore sparisse del tutto, mi colse comunque alla sprovvista il drastico peggioramento ci fu durante l'estate dei miei 20 anni: ogni sera avevo le gambe gonfissime e tesissime, tanto che non riuscivo più a stare seduta per più di un'ora. Ho dovuto rimandare un esame perché dovevo andare spessissimo a letto e non riuscivo a studiare per il fastidio.
Ormai adulta, cosciente della situazione e determinata a dire basta a quella tortura e a quelle gambe orribili, feci una lunga ricerca su internet che mi portò al sito www.soslinfedema.it, il quale sembrò finalmente darmi qualche indizio, se non risposta. Parlava di quell'orribile male che è il linfedema, c'erano persone messe molto peggio di me, che quelle orribili gambe gonfie le avevano da decenni. E non c'era cura.
Prenotai una visita da un nuovo angiologo, al quale spiegai la situazione. Anche lui mi disse che non c'era niente che non andasse. Ma io ero pronta a non cedere, stavolta: gli spiegai la gravità del gonfiore successiva al pomeriggio e gli feci il nome del linfedema sperando di accendere una qualche lampadina sulla sua testa. Fu allora che, dopo i "non so che dirle", i "ma saranno gli ormoni" o, peggio ancora, gli atteggiamenti da scettici dinanzi ad una probabile ipocondriaca con un po' di pesantezza dovuta al caldo, mi presi anche della saputella che "con internet crede di poter fare il lavoro del medici".
Dopo la mia insistenza, il medico decise in ogni caso di volermi rivedere, di sera, di modo da poter vedere di persona questi edemi serali. Finalmente li vide e qualcuno mi disse che avevo ragione, che gli accumuli di liquido c'erano. Mi prescrisse una linfoscintigrafia. Non c'è nemmeno da dirlo che avevo timore di quell'esame, anche se forse più degli aghi tra le dita dei piedi che non della radioattività ^^
Arrivarono i risultati e la sitazione non era confortante: da immobile il liquido non saliva affatto, mentre dopo un bel po' di cammino sul posto una gamba riusciva a farlo risalire fino all'inguine, mentre l'altra si fermava alla caviglia. L'angiologo mi diagnostica quindi un linfedema bilaterale primario agli arti inferiori, mi prescrive delle sedute di pressoterapia e bendaggi e infine delle calze elastiche di II classe a gambaletto. La sera stessa in cui tolsi gli ultimi bendaggi feci una doccia veloce di 10 minuti visto che avevo le gambe fasciate da settimane e le caviglie riuscirono già a rigonfiare in quel breve lasso di tempo. Lo feci presente e mi dissero che avrei dovuto comprare una macchina per la presso terapia e farla giornalmente. Insomma, storia finita, quella era e quella rimaneva. Un bel po' di duri colpi con un passaggio repentino al non sapere e sperare al sapere e non sperare più.
Beh – direte voi – e il lipedema? Adesso ci arriviamo. Perché dopo aver fatto pressoterapia, bendaggi e messo le calze, mi sembrava ancora troppo poco efficiente ed informato il personale medico che mi seguiva e che voleva rivedermi una volta l’anno. Quindi perché non seguire fino in fondo quel sito che era stato la mia salvezza e che già mi aveva dato ottimi consigli e risposte? Prenotai una visita dal dottor Sandro Michelini all’ospedale San Giovanni Battista di Roma per i primi di dicembre. Ebbene: spiegai tutto al dottore, il quale mi visitò e vide subito dall’ecografia, oltre che dalla mia storia, che il mio era un lipedema al II stadio, il quale aveva causato un linfedema secondario. I segnali erano innanzi tutto questi: la comparsa con la pubertà, la pausa che il gonfiore si era preso durante gli anni della crescita (nel momento in cui, quindi, il tessuto adiposo accumulato si era disteso e non premeva più sui vasi linfatici), la fascia adiposa non morbida visibile dall’ecografia. Come ho già precedentemente accennato, il dottore mi prescrisse delle sedute di Linfodrenaggio manuale, Onde d’urto, Cavitazione e Mesoterapia con Lymdiaral e inoltre l’assunzione di Liquipef e Lymdiaral gocce.
Ed eccomi qui, che ancora mantengo il sorriso e l’ottimismo che avevo sul volto quando uscii da quello studio ormai tre anni fa. Perché dopo tre anni ho finalmente iniziato con le terapie prescrittemi a Roma. Ma di questo, diceva una proverbiale citazione delle migliori serie televisive, vi racconteremo nella prossima puntata :3

martedì 18 febbraio 2014

Stile di vita e terapie



Ciao a tutti! Dopo questa lunga pausa invernale, che mi ha dato per fortuna delle soddisfazioni accademiche ripagando un periodo piuttosto stressante, ritorno per cominciare a parlarvi delle varie soluzioni che possono aiutarci sia nei casi di lipedema, sia in quelli di linfedema.
Abbiamo già elencato a grandi linee tutti i sintomi e i vari stadi delle due malattie, quindi possiamo cominciare a pensare a come curare – per quanto possibile – e soprattutto a come PREVENIRE questi disturbi. Perché sappiamo che queste due malattie non hanno effettivamente una cura definitiva, quindi se ci accorgiamo oltretutto di essere predisposti a edemi successivamente a traumi o ad aumenti di peso, facciamo una buona azione nei confronti di noi stessi e cerchiamo in ogni modo di non caderci mai, per quanto sia possibile. E ciò vale anche per la predisposizione genetica, perché possiamo sempre aiutarci, pur non risolvendo al 100% la cosa.

Per comodità dividerei ciò di cui parlerò in vere e proprie terapie (quindi adottate con una supervisione medica) e in provvedimenti che possiamo prendere da soli.


Vorrei cominciare dagli accorgimenti che potete prendere da soli, anche perché sono quelli che possono aiutare a prevenire danni che andrebbero curati con terapie più serie. In effetti potrei limitarmi al dirvi di fare una “vita sana”, ma a quanto pare questa definizione prende forme diverse nella mente di ognuno.
- Peso: cercate di restare nella fascia normopeso, il sovrappeso non è mai una buona cosa e a lungo andare comporta anche altre malattie. Pensate inoltre allo sforzo di articolazioni e sistema circolatorio: anche solo 10 kg in più sono una differenza enorme per il nostro fisico;
- Dieta: mantenete una dieta sana e varia e controllate i vostri “sgarri”: una dieta iperproteica e ipercalorica è un danno gravissimo per chi soffre di edemi, dal momento che esso è alimentato da depositi di acqua e proteine. Evitate gli eccessi di sale, di carne (imparate a sostituirla con legumi e cereali), di formaggi, di dolci e di fritti. Bevete molta acqua, che depura, ridrata e aiuta la diuresi;


- Movimento: non fate una vita sedentaria! Prendetevi ALMENO mezz’ora al giorno per curare la vostra attività fisica quotidiana, in poco tempo diventerà una necessità per sentirvi bene! Evitate di stare seduti o in piedi per troppe ore di fila. Evitate movimenti scorretti che potrebbero portare eventuali traumi e infiammazioni;
- Igiene: curate ogni giorno la vostra igiene con prodotti delicati, una cattiva pulizia degli arti affetti da edemi può portare a brutte infezioni cutanee;
- Siate positivi: è inutile fare tutte queste cose per forza, sentendosi costretti e di malumore perché magari ci mancano le nostre vecchie abitudini sedentarie o gli stravizi a tavola. Vi state prendendo cura di voi stessi, e cosa c’è di meglio? Avete in mano la vostra vita e nessuno potrà portarla avanti nel migliore dei modi al vostro posto. I vizi non sono tutto, ripetetevi questo! La vita e il benessere lo sono, non il benessere portato da un pacchetto di patatine e dalla partita in tv, ma quello che sentite quando vi alzate al mattino, il vostro corpo funziona bene e vi sentite pieni di energia.



Vediamo ora le terapie sotto supervisione medica:
È naturale che certe terapie non siano una decisione che possiamo prendere da soli, e quando si ha a che fare con una malattia rara io consiglio di sentire anche più di una campana, prima di intraprendere un qualsiasi percorso. Al solito non mi stancherò mai di ripeterlo, ma ogni caso ha le sue particolarità e la sua fase d’evoluzione, quindi persone diverse con lo stesso problema potrebbero seguire percorsi molto diversi.
Se vi è stata diagnosticata una delle malattie quasi sicuramente avrete dei sintomi evidenti, e l’edema andrà ridotto sino a tornare alla situazione “normale” dei vostri arti. A questo si può provvedere in diversi modi:

LINFEDEMA:
- Farmaci e integratori: possono essere utili farmaci e integratori diuretici e anticellulite che aiuteranno dall’interno le terapie attuate all’esterno;
- Linfodrenaggio manuale: si tratta di un massaggio fatto da mani esperte, che disinfiamma e riattiva i linfonodi perché drenino l’edema. Ovviamente meno l’edema è avanzato e “duro” e più il corpo sarà in grado di agire da solo;


- Pressoterapia: si tratta di un trattamento che si serve di una macchina che, tramite una pressione esercitata per mezzo di gambali o bracciali costituiti da sacche che si gonfiano d’aria con una precisa tempistica (a turno dal basso verso l’alto, o anche tutte insieme), aiuta a drenare velocemente i liquidi accumulati;
- Bendaggi: anche questi devono essere effettuati da mani esperte, ma il malato può farsi istruire dal suo medico per riuscire a beneficiarne anche a casa, con attenzione. Si tratta di una compressione provvisoria che aiuta l’edema a sgonfiarsi (e a non ritornare) e può aiutare a mantenere i risultati ottenuti con il linfodrenaggio;
- Calze elastiche: chiunque sia infine incorso in una diagnosi di linfedema (e in certi casi anche di lipedema) e nelle relative cure per giungere alla sua situazione ottimale si sarà recato dall’ortopedico più vicino per comprare a caro prezzo delle calze elastiche, che diverranno – volenti o nolenti – delle compagne quotidiane. Ne esistono diversi modelli e con diversi gradi di compressione, a seconda delle esigenze. Esse vanno indossate al mattino e tolte solo all’ora di coricarsi, in modo da avere un massaggio continuo e graduale sull’area interessata dall’edema, aiutato soprattutto dal movimenti degli arti. È essenziale essere costanti nell’uso delle calze, altrimenti si perderanno i risultati raggiunti, ritrovandosi a seguire l’iter già nominato sopra;



- Interventi chirurgici: ammetto di essere molto disinformata sugli interventi che si effettuano in questi casi, e c’è anche discordanza tra i medici che ho potuto leggere e ascoltare sull’utilità degli stessi, perciò se volete prendere in considerazione questa via vi consiglio di rivolgervi a più specialisti per farvene un’idea completa sui metodi di ricostruzione di un sistema linfatico funzionante.

LIPEDEMA:
Non mi ripeterò ovviamente per le terapie già nominate, ma a grandi linee tutte le cure descritte per il linfedema possono essere utili anche per il lipedema e soprattutto per il linfolipedema. Quindi dedichiamoci soprattutto qui alle terapie che aiutano a smaltire il grasso in eccesso che affligge i vasi linfatici (e che probabilmente nei casi meno gravi potranno liberarvi dagli edemi e dalle calze elastiche per un periodo prolungato fino a nuovi accumuli):
- Cavitazione: si tratta di un’eliminazione delle adiposità tramite ultrasuoni a bassa frequenza, in modo non invasivo o doloroso;
- Mesoterapia: si tratta di iniezioni a livello sottocutaneo multiple e ripetute si farmaci volti a ridurre la materia adiposa della zona trattata;
- Onde d’urto: solitamente utilizzate in medicina riabilitativa a livello osseo, possono essere utili anche in questi casi in associazione ad altre terapie.
- Liposuzione: nei casi gravi l’unica soluzione potrebbe rivelarsi una vera e propria liposuzione.

Ho per ora elencato e spiegato a grandi linee le terapie di cui sono a conoscenza e che, in parte, sono state prescritte a me e ad altri conoscenti affetti da queste malattie, ma non voglio addentrarmi oltre non avendo la certezza dell’utilità di altre terapie. Ho comunque intenzione di ritornare più specificatamente su quelle che meglio conosco.
Specifico comunque che, dato che parecchie di queste terapie si trovano anche nei comuni centri estetici senza qualifica e supervisione medica, dovete rivolgervi ad un professionista laureato in medicina, al quale dovete spiegare bene la vostra situazione e che saprà regolare l’intensità adeguata dei trattamenti, in collaborazione con lo specialista che già vi segue. Questi problemi sono spesso presi per puri problemi estetici, ma non lasciatevi convincere da queste maligne dicerie: sono cose serie e voi non siete delle tardone col sedere non-alla-brasiliana che vogliono perdere 20 anni sborsando qualche centinaio di euro. Avete bisogno di un aiuto adeguato.
Per questa sera vi saluto e vi auguro una buona serata! :3

martedì 19 novembre 2013

Stadi di Linfedema e Lipedema



Ciao a tutti! Scusate per la lunga pausa, ma tra impegni universitari e influenza autunnale non è stato facile trovare un po' di tempo e tranquillità!
Ma veniamo a noi, l'ultima volta vi ho lasciati con una prima descrizione di linfedema e lipedema, adesso vorrei entrare un po' più nel dettaglio osservandone i vari stadi. Entrambe le malattie hanno vari stadi di gravità che presentano determinate caratteristiche. Ora, in giro per il web e anche da parte dei medici ho trovato pareri discordanti, perciò non vorrei porre una divisione troppo netta per poi magari scrivere sfondoni e riportare false informazioni.
Da quello che sapevo, gli stadi erano tre, ma leggo che alcuni ne presentano anche quattro o cinque, sfumando i diversi sintomi con una gradualità maggiore, quindi credo si tratti di pura convenzione per voler essere più o meno precisi nei singoli casi. Io mi limiterò a descriverne tre per entrambe le malattie, giusto per dare un'idea abbastanza chiara e netta:

LINFEDEMA

Stadio I: è possibile notare un gonfiore che regredisce con il riposo, mantenendo le gambe in posizione orizzontale;


Stadio II: il gonfiore non regredisce del tutto col riposo, insieme ai liquidi nell'edema cominciano a depositarsi anche proteine e l'arto comincia ad avere una consistenza più dura;


Stadio III: l'edema non regredisce e diventa permanente, l'arto subisce delle deformazioni e può arrivare all'elefantiasi.


 

LIPEDEMA


Stadio I: la pelle appare abbastanza uniforme, vi sono dei cuscinetti di grasso e le parti interessate appaiono gonfie maggiormente in zone "tipiche" come i fianchi;

Stadio II: la pelle è meno uniforme, con un aspetto a "buccia d'arancia" o a "materasso";

Stadio III: gli accumuli di grasso generano una superficie cutanea con ampie concavità sino ad arrivare alla deformazioe dell'arto con possibile lipolinfedema.



Spero di avervi chiarito ulteriormente le idee, anche se ovviamente questi stadi, come già detto, sono totalmente indicativi, visto che ogni singolo caso ha le sue particolarità. Per stavolta è tutto :3

Piccolo p.s.: fra poco è Natale, se ne respira già nell'aria dalle prime decorazioni appese, dai negozi che si riempiono di merce dedicata, dalle lucine che cominciano a guarnire le città. Godetevi questo periodo gioioso e colorato con la spensieratezza di un bambino, l'adulto che lascia in secondo piano le cose piccole e belle ritenendole frivole e inutili fa solo un danno a sé stesso. Non lasciate che sia una cosa brutta come una malattia a farvi ragionare su cosa è davvero importante!
Per adesso vi saluto, buon proseguimento di serata! :3

domenica 6 ottobre 2013

Primo sguardo a Linfedema e Lipedema

Ciao a tutti! Torno dopo un po' di tempo dall'apertura con un post importante quanto a significato e mole. Ho già preannunciato quali sarebbero stati gli argomenti portanti di questo blog e quindi vorrei cominciare con una spiegazione al contempo generale e approfondita di questi tipetti piuttosto sconosciuti.

Partiamo semplicemente dalle definizioni prese dall'Enciclopedia Treccani:
linfedèma (o linfoedèma) s. m. [comp. di linf(o)- e edema] (pl. -i). – In medicina, forma di edema che si osserva particolarm. negli arti, più frequentemente in quelli inferiori, determinata dall’accumulo, negli spazî interstiziali, di liquido a elevato contenuto proteico.
lipedèma (o lipoedèma) s. m. [comp. di lipo- e edema] (pl. -i). – Nel linguaggio medico, patologico ingrassamento a carico della metà inferiore del corpo, e soprattutto delle gambe, accompagnato da mollezza dei tegumenti e facilità alla formazione di edemi.

Come potete vedere, sembra che la differenza sostanziale a livello di sintomi non sia poi così importante: “in soldoni”, come si suol dire, entrambe comportano edemi agli arti (possono entrambe colpire anche quelli superiori in dei casi). Vediamone quindi la definizione:
edèma (alla greca èdema) s. m. [dal gr. οἴδημα «gonfiore», der. di οἰδάω «esser gonfio»] (pl. -i). – In medicina, abnorme aumento del liquido interstiziale dei tessuti o di quello contenuto nelle cavità sierose (pleure, pericardio, peritoneo), dovuto ad alterazioni degli scambî idrosalini tra sangue e tessuti, in seguito a fattori molteplici: aumento della pressione idraulica nell’interno dei capillari (e. meccanici), diminuzione della pressione oncotica del plasma (e. discrasici), aumento della permeabilità della parete dei capillari, per processi tossici, allergici, infiammatorî (e. tossici, allergici, infiammatorî), ecc. In partic., e. polmonare acuto, sindrome gravissima, dovuta a varie cause (insufficienza cardiaca acuta, polmoniti, lesioni nervose, traumi, intossicazioni, ecc.), e caratterizzata da forte dispnea, cianosi, tosse con abbondante escreato.


Probabilmente si sente parlare molto più spesso di cose come l'edema polmonare, che non dell'edema agli arti, proprio perché quest'ultimo non è ritenuto così grave o addirittura mortale. L'edema agli arti è una cosa che può colpire chiunque, ma spesso quando questo è molto lieve non viene preso sul serio né ci si interessa più di tanto alle sue dinamiche e/o cause. Ma su questo tornerò più tardi.


Analizziamo separatamente le due patologie, per capirci meglio. Cominciamo dal linfedema (probabilmente più spesso diagnosticato del lipedema): esso è una patologia della quale l'edema è solo il sintomo, in quanto quest'ultimo è causato da un malfunzionamento del sistema linfatico. Il sistema linfatico è un complesso di elementi anatomici che trasporta la linfa all'interno del corpo. Questa è una sostanza composta principalmente di acqua, lipidi, proteine e linfociti.
In caso di malfunzionamento del sistema linfatico, la linfa non viene efficientemente trasportata e va ad accumularsi negli spazi interstiziali degli arti interessati. Questo ovviamente crea un rigonfiamento visibile che col tempo, se non contenuto, può provocare dolore e malformazioni irreversibili in quanto tende ad indurirsi.
Il linfedema si divide principalmente in due tipi: il cosiddetto “linfedema primario” e il cosiddetto “linfedema secondario”. A differenza sta nell'origine del malfunzionamento del sistema linfatico: nel primo caso esso è congenito, mentre nel secondo è avvenuto in seguito ad un trauma o una malattia (un classico esempio di linfedema secondario agli arti superiori è quello conseguente alle operazioni per un carcinoma mammario).
 


Veniamo ora alla spiegazione dei sintomi, che è bene saper riconoscere anche nella loro possibile varietà: nessun linfedema è uguale (e lo dimostra anche l'assegnazione di cure ad personam da parte degli specialisti più preparati), ma possiamo certamente trovarvi dei punti comuni, quelli più “evidenti”.
Certamente il primo campanello di allarme è il gonfiore: il linfedema, anche se può interessare entrambi gli arti, solitamente è asimmetrico o unilaterale, interessando maggiormente un solo arto. Questo aiuta anche ad accorgersi del problema con un semplice confronto visivo. Un'altra cosa da provare è imprimere con una lieve pressione un dito sul gonfiore: la linfa si sposterà in quel punto e rimarrà impressa l'impronta.
Questo gonfiore, se lieve, può essere certamente scambiato per le tipiche “gambe pesanti” spesso lamentate dalle donne dopo una giornata faticosa o in dati periodi del ciclo ormonale, ma anche se non è bene fare allarmismi, se si hanno arti profondamente segnati dalle calzature o ingrossati di diversi cm per un periodo prolungato, è bene consultare il proprio medico.
Il linfedema può presentare anche altri sintomi “accessori”, come può essere un cambiamento della cromia e della consistenza della pelle, oltre ad una sua ovvia tensione ed eventuali prurito e dolore per via dell'edema. A lungo andare il gonfiore può impedire un libero movimento dell'arto colpito.

Vorrei ora buttare uno sguardo sul lipedema: si tratta appunto di un accumulo patologico di cellule adipose negli arti (anche qui solitamente gli inferiori, ma non è sempre la regola), le quali a lungo andare generano una precisa conformazione del corpo e provocano anche edemi.
Questa malattia, a quanto ne so, è meno spesso diagnosticata e curata, proprio perché, a parte nei casi più gravi, si associano questi accumuli alla cosiddetta “costituzione corporea”, alle abitudini sbagliate, all'aumento di peso, alla predisposizione ad ingrassare.
I sintomi possono risultare simili al linfedema in alcuni casi, ma il rigonfiamento non coinvolge il dorso del piede, l'arto è generalmente meno teso e duro e l'edema è solitamente bilaterale e simmetrico.


Trattandosi comunque di accumuli di grasso, non è raro che il lipedema sia accompagnato da infezioni dei tessuti che portano a cellulite o a problemi dei sistemi venoso e linfatico che si trovano compressi e ostacolati.
Un'altra differenza sostanziale che potrebbe determinare la diagnosi di lipedema anziché di linfedema è il comportamento dell'edema stesso, se presente: non essendovi nel lipedema un vero e proprio malfunzionamento “autonomo” del sistema linfatico, l'accumulo di liquidi potrebbe formarsi con una dipendenza stagionale per via del caldo oppure dopo un lungo periodo seduti o in piedi, o ancora in periodi precisi del ciclo ormonale femminile. In ogni caso in presenza di linfedema basta la sola forza di gravità perché la linfa si accumuli, dal momento che il sistema linfatico non funziona allo stesso modo in estate, in inverno, in piedi o seduti.


Ma le due patologie possono presentarsi anche insieme, portando i sintomi di entrambe. Questo stadio, solitamente grave e già avanzato, prende il nome di “lipolinfedema”.

Per questa sera mi fermo qui, ci sarebbe ancora molto da dire, ma non vorrei “caricare” troppo ogni singolo post e credo che questa visione generale sia già abbastanza per schiarirsi un po' le idee. Nel prossimo intervento, prima di addentrarmi nell'ambito delle cure, vorrei dedicarmi in maggior profondità al lipedema e al linfedema, definendone i vari stadi con conseguenti sintomi specifici.
Alla prossima e buonanotte! :3